Il lago di Como, o Lario, molto profondo e con sponde ripide, per secoli è stato la strada naturale che ha unito la pianura padana con le valli alpine. La sua navigazione ha quindi svolto un ruolo fondamentale per il commercio delle popolazioni del circondario, collegando Colico con Como e Lecco. Il patrimonio costituito dalla diverse costruzioni navali tradizionali del Lario risulta straordinariamente ricco e prezioso: è il frutto di esperienze successive in un ambiente rimasto pressoché inalterato per secoli e solo con l’avvento del motore gli abitanti locali, i “laghè”, hanno abbandonato l’uso della barca per i trasporti preferendo l’impiego dei moderni mezzi.
Nel 1978 un gruppo di amici, di fronte alla scomparsa delle antiche tradizioni nautiche del lago, decidono di fondare l’Associazione ”La Raccolta della barca Lariana” allo scopo di raccogliere reperti d’epoca e di tramandare notizie e tradizioni culturali nautiche. L’Associazione vuole che il Museo Barca Lariana, situato a Pianello del Lario sul Lago di Como, condivida questi tesori con il pubblico, diventando un esempio di eccellenza all’interno del settore museale. Il progetto si propone di raccontare la storia della nautica coinvolgendo un pubblico il più ampio possibile: studiosi, ricercatori, amanti della nautica e turisti possono esplorare territori ricchi di storia e cultura come quello della Lombardia e del Lago di Como. Il Museo della Barca Lariana, fondato nel 1982 all’interno di una filanda ottocentesca, raccoglie oltre 400 imbarcazioni e oggetti legati alla storia della navigazione sul Lago di Como. Sede Museo - Via Regina n. 1268 / Pianello del Lario (CO).
Pregevole è l'operato dell’Associazione Barche in Legno (A.B.I.L.) di Lecco che nasce nel 2012 nel ricordo di Adriano Galli, ultimo maestro d’ascia di Lecco, con l’intento di creare le condizioni per il recupero, la valorizzazione e il rilancio della tradizione dell’artigianato delle barche in legno del ramo di Lecco del Lario. Con le sue attività l’Associazione contribuisce alla diffusione della conoscenza relativa a un aspetto importante della cultura materiale del territorio lecchese, alla valorizzazione del turismo lacuale. Sede Associazione : Lecco - Pescarenico via del Barcaiolo / Edificio ex lavatoio.
La costruzione delle imbarcazioni storiche tradizionali lariane è inconsueta, semplice e primitiva: le tavole, sgrossate, venivano accostate e “cucite” tra loro con dei chiodi passanti da una tavola all’altra. Piantato il chiodo di ferro dolce, esso veniva girato, poi ripiantato e rigirato in modo da costituire una “graffa” denominata “cusidura”. Realizzato il fondo opportunamente incurvato, venivano poste le ordinate, costituite da tre elementi, una traversa e i due sostegni laterali simmetrici. Terminata la fasciatura dello scafo, si procedeva calafatandolo per poi impeciarlo dentro e fuori. Il legno impiegato per le costruzioni navali era quello disponibile sul posto: il castagno, la robinia ed il frassino. Gli ornamenti risultavano piuttosto sobri: venivano dipinti i bordi, i cerchi ed il pattino di prua. Tra le tradizionali imbarcazioni del luogo ricordiamo il “comballo” e le classiche barche “coi cerchi” come: la gondola, la “nav” (o “navet”) ed il “batèl”; a bordo di queste non si usava l’ancora, data la profondità delle acque, e si poteva solo legarsi alla riva con una catena munita di gancio. Negli anni la nascita di diversi cantieri nautici lungo le sponde del lago e l'uso delle barche per sport o diletto diedero vita alla nascita di eleganti e prestigiose imbarcazioni.
Batell
Il batell (plurale batèj; detto anche lucia) è un'imbarcazione storica a remi e/o a vela di piccole dimensioni adoperata dai pescatori del Lago di Como per il trasporto del pescato, ma anche di passeggeri. È la più famosa tra le imbarcazioni lariane, tanto da divenire il simbolo stesso del lago. È una delle più antiche barche del lago, di dimensioni leggermente inferiori a quelle del navett: la lunghezza di solito non superava i sei metri, mentre la larghezza era circa di due metri. Le sponde erano piuttosto alte (non meno di 50 centimetri) e inclinate. Lo scafo ed i cerchi erano in legno di castagno; in abete i remi ed in rovere gli scalmi che, come per il navett, erano quattro o sei. Simile al navett sia nella vela sia nella manovra dei remi: la vela aveva dimensioni pari a quelle dello scafo ed era rettangolare. Normalmente era utilizzato al massimo da due pescatori. Rispetto al navett lo scafo forniva meno spazio per il carico di reti o di pescato, ma permetteva di ospitare passeggeri
Inglesina
Barca da diporto che comparve sul lago all'inizio dell’800, importata da villeggianti inglesi per momenti di svago o di riposo sul lago. E' la capostipite di varie imbarcazioni che si sono tramandate fino ai nostri giorni, soppiantando le vecchie barche tradizionali. Aveva importanti dimensioni (lunga anche oltre nove metri) dalle linee aggraziate e filanti, molto elegante e curatissima nelle finiture. A due o tre rematori, era adibita al trasporto dei ricchi signori che si spostavano sul lago. Per questo era divisa in due settori: uno per i barcaioli con panche lisce ed uno per i passeggeri, che era estremamente curato con panche di legno e paglia di Vienna ricoperte da morbidi cuscini. Successivamente fu installato un tendalino (bufèt), montato su bracci oscillanti metallici incernierati allo scafo, per proteggersi dal sole. Ai primi del Novecento, si diffuse soprattutto nel ramo di Como e nel triangolo lariano e venne adottata come taxi nella zona del primo bacino, perché veloce, economica e leggera. Caratteristica era la linea d’acqua, lievissima lasciata a poppa dello scafo, quasi come se scivolasse sull’acqua.
Navèt
La nav o navèt era la classica barca da pesca lariana; di costruzione estremamente robusta, dalle linee rotonde, era caratterizzata dal fondo piatto e dalla forma molto svasata. Poteva raggiungere lunghezze comprese tra i 7-8 metri e larghezze di poco inferiori ai 3 metri ed aveva la prua molto larga. Queste sue particolari caratteristiche la rendevano estremamente stabile ed adatta ai pescatori che la impiegavano per la pesca a strascico e potevano facilmente manovrare la rete da prua. Il pescato, per essere conservato fresco, veniva gettato sotto il pagliolato della barca, che per questo era sollevato di circa 30-40 centimetri dal fondo dello scafo riempito d'acqua. Durante le stagioni di pesca, che potevano durare dei mesi, i pescatori vivevano e dormivano a bordo. La nav era munita di un albero attrezzato con la classica vela rettangolare per potersi muovere quando il vento era favorevole, ma molto più spesso si usavano i remi, dato che lo scafo scivolava dolcemente sull'acqua, e in questo caso l'albero veniva sistemato al di sopra dei cerchi, dove tornava utile anche per porre ad asciugare le reti. Non necessitava del timone, dato che era facilmente governabile con l'aiuto dei remi.
Lancia
Furono chiamate nel tempo varie imbarcazioni derivate dalla inglesina con caratteristiche simili tra loro, ma diverse per dimensioni, finiture, allestimenti interni: dalla lancetta a vogatore singolo alla grande lancia a tre rematori con o senza passeggero, fino a quella con quattro panche di voga (a volte chiamata scialuppa a quattro rematori). Le differenze dall’inglesina si possono riassumere in: dimensioni inferiori dello scafo (in tempi più recenti le barche da passeggio sono sempre più piccole); fianchi dello scafo più alti coronati da un bordo con l'alloggiamento delle forcole metalliche per i remi; fianco rettilineo; panche e schienali in legno senza aggiunta di paglia di Vienna; in molti casi, assenza totale di schienali e di timone. Il timone, presente solo nei primissimi modelli, fu abbandonato. Per l'Alto Lario, con moto ondoso notevolmente superiore (è relativamente calmo nelle prime ore del mattino), le imbarcazioni avevano all'interno una traversina larga 3 cm perpendicolare al fasciame per irrobustire lo scafo e renderlo più resistente all’impatto con le onde. I remi avevano sezione tonda (rimasti tali fino ai giorni nostri) realizzati a mano in legno di pino o di abete ed a pala curva. Il metodo di voga è tipicamente all’inglese, (seduti con le spalle alla prua). Rispetto alle lance del Lago di Garda, hanno un diverso angolo di attacco tra la chiglia e la prua: per le lance lariane la prua è arrotondata e si collega con la chiglia senza creare spigoli, mentre la prua gardese è rettilinea e crea uno spigolo.
Gondola Lariana
La gondola lariana era tra le più grandi delle "barche coi cerchi", che, uniti da un travetto centrale, detto "mantaula", sostenevano la tenda. Era la barca da trasporto più diffusa sul lago e le sue dimensioni potevano variare in funzione dei carichi che si dovevano trasportare: mediamente si può considerare una lunghezza di circa quindici metri ed una larghezza inferiore ai cinque. Si distingueva per il suo particolare profilo ed il caratteristico becco lavorato della controasta. Aveva fondo piatto e fianchi rotondi molto svasati, con la prua sottile ben slanciata e poppa rigonfia e rotonda; risultava più aggraziata nelle forme e dava più solidità in acqua rispetto al comballo. Munita di un lungo timone scorrevole sugli agugliotti, che a poppa scendeva oltre lo scafo, era provvista di lunghi remi, che per la voga venivano bilanciati con sassi. Si remava volgendo le spalle alla prua, tirando il remo legato allo scalmo di legno, facendo quattro passi indietro e tre in avanti. Ma la barca solitamente procedeva utilizzando la grande vela rettangolare tipica del Lario, sollevata sul grande albero sistemato proprio davanti ai cerchi; successivamente furono motorizzate utilizzando i motori a testa calda che la Proserpio aveva iniziato a produrre a Bellano, copiando i Weber provenienti dall'America. Con la gondola si approdava direttamente sulla riva sfruttando lo slancio di prua dello scafo, che per questo era esternamente rinforzato con una controasta, detta "dolfìn", che fungeva da pattino per poter strisciare sugli approdi e che, una volta consumato, poteva facilmente essere sostituito; l'asta di prua restava quindi interna al fasciame. Per caricare e scaricare la barca si usava un lungo asse di legno denominato "panca".
Comballo
Il comballo era l'imbarcazione di maggiori dimensioni, impiegata per i grandi trasporti, che potremmo definire come il "camion a vela" del lago; poteva raggiungere lunghezze fino a circa venticinque metri per cinque di larghezza e con una portata di circa sessanta tonnellate. Lo scafo, a fondo piatto, era caratterizzato da linee filanti, fianchi rotondi ed un grande slancio di prua e di poppa; qui sul ponte veniva ricavata una cabina. Come con i grandi burchi fluviali, i barcaioli potevano spingere il comballo sui bassi fondali con lunghi pali, piantandoli sul fondo per poi spingere la barca camminando sulle due corsie laterali, dette "passadure". Su quest'imbarcazione, ora scomparsa, si era conservato l'uso del grande timone laterale posto a dritta; evidentemente non era necessario quello centrale, entrato in uso in tutte le marinerie dopo il XIII secolo.
